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03/01/2008 - I CAVALIERI E LA LUNA
Categoria: ... e la favola continua.

I CAVALIERI E LA LUNA


C’era una volta, nel Regno d’Italica una regione bellissima, chiamata Pacifica.
In questa regione vi era una Congregazione di Cavalieri, senza macchia e senza paura, che aveva un nome: “Unione dei Cavalieri dei Luoghi Incantati”.
I Cavalieri, prima di iniziare le loro imperiture e faticose gesta, solevano riunirsi nel ducato “Civitas Romagnolia”, dove erano accolti e rifocillati dal Conte Joannes dalle Scope Hondate. Il luogo ove si incontravano era un antico maniero attrezzato con una fornita cantina dove l’oste teutonico Robert der Scopp, fratello naturale del Conte, mesceva vini aromatici e dispensava gustose vettovaglie che infondevano cuor di leone e arguzia di volpe agli intrepidi Cavalieri.
Una notte cupa e ventosa, intorno alla Tavola Quadrata, il prode Marchese del Cupello, ser Camillus Amici de Sindaco, l’astuto Conte Joannes dalle Scope Hondate, il temerario Duca Sergius della Caraffa d’Oro delle Terre Basse del Sangro ed il magno Barone Armideo Capellas delle Terre Alte si raccontavano le vicissitudini dei loro tenimenti, ove i loro poveri sudditi, tutta brava e generosa gente pronta a lavorare, lavorare e lavorare per ricordare gli avi e per portare nuovi pellegrini nelle loro terre, erano tenuti sotto il giogo di un tremendo drago, Rexgionius, amico e guardiano dell’Arciduca Sommo del Casale, Principe del Desiderio, Conte dello Mare, che impediva loro di crescere, di prosperare, di fiorire.
I baldi Cavalieri decisero di fare qualcosa per i poveri sudditi e il Duca della Caraffa d’Oro propose: “Amici, prepariamo un editto per rendere più liberi i nostri villici, portiamolo da Rexgionius ed anche l’Arciduca Sommo ci aiuterà.” 
Il Duca delle Terre Basse del Sangro conosceva un nobile messere che frequentava spesso il Drago e l’Arciduca, questi si appellava Rafael dei Santi Sangri Sani, cerusico e veli fabrorum magister .
Lo interpellò ed il nobile cerusico, entusiasta e sognatore, disse: “Caro Duca, non ti preoccupare parlerò io con il Rexgionius ed anche l’Arciduca Sommo sarà concorde e tutti vivranno felici e contenti.
I Cavalieri e Rafael dei Santi Sangri Sani partirono per l’impresa; lungo la strada il cerusico incontrò un suo vicino di casa, Tonio del Languido Casale, causidico ed attento vetraio, che, messo al corrente di tutto, si unì alla compagnia. E, ancora, tra le mura di Teate, città del Loto, e la spiaggia di Villafranca, borgo del brodetto, si unirono a loro un indomito Assaggiatore, ser Nuccio  della Ventricina, e un fantasma, Primus Virorum Marinei, deceduto cacciando la balena bianca nelle acque tempestose della Pacifica.
La temeraria brigata attraversò valli profonde, guadò fiumi impetuosi, vagò in selve oscure e perigliose e, finalmente, dopo giorni, sudore e sangue, si trovò sotto le turrite mura di Novantanovia, capitale del Principato di Pacifica, difesa dal feroce Rexgionius.
Fiamme e mefitici vapori accolsero i nostri eroi, ma le arti del cerusico Rafael, del causidico Tonio, del fantasma Primus e dell’Assaggiatore Nuccio, poco alla volta, ammansirono il drago che, dopo aver sputato un’ultima grande fiammata, si acchetò e chiamò l’Arciduca Sommo; gli disse: “Prence amatissimo, questa lordura cavalleresca ti cerca. Volevo divorarla in sol boccone, ma questi bravi messeri che l’accompagnano mi hanno convinto: Ser Nuccio ha portato tante pietanze squisitissime che mi hanno saziato ed addolcito; Tonio ha parlato tanto sino a placare il mio bollente alito; Rafael ha curato così bene il mio stomaco troppo pieno con i suoi medicamentibus purgativis  da lenire ogni mio spasimo; Primus è stato così silenzioso da farmi addormentare. Perciò, o mio Principe desiderato, accogli la supplica di codesti nobili Cavalieri e rendi felici le loro genti.”
L’Arciduca pensò, ripensò, meditò e si consigliò, al fine, con l’Adunanza dei Feudatari di Pacifica; indi parlò: “O nobili Cavalieri, la vostra crociata avrà giusto compimento: il Consesso degli Eletti tiene a cuore le necessità della misera plebe ed esaudirà le vostre aspirazioni. Udite, udite: l’editto sarà emanato quando, o Cavalieri, vedrete la prossima luna. Adesso venite, festeggiate: Cerusico, Causidico, Assaggiatore, Fantasma accompagnate gli intrepidi Cavalieri nella stanza dell’attesa e sia gaudio per tutti!”
I Cavalieri, felici e soddisfatti, seguirono i loro camerati di strada; entrarono in una stanza bellissima, tutta coperta di broccato ed ori alle pareti; lieti ed appagati, innalzavano inni e ringraziamenti all’Arciduca ed al Consesso degli Eletti; la porta si chiuse alle loro spalle; cento candelabri d’oro e d’argento illuminavano a giorno la stanza.
Il Conte Joannes invitò a spostare le tende ed i broccati per far entrare la luce del sole dalle finestre. 
Le pesanti tende furono scostate una ad una: dietro solo mura spesse; nessuna finestra!
I Cavalieri capirono l’ennesimo inganno del Consesso dei Feudatari: mai avrebbero visto la luna in quella stanza e mai sarebbe stato emanato l’editto!!!
Nella sala dell’Adunanza dei Feudatari, l’Arciduca Sommo del Casale, il Drago Rexgionius, il Cerusico Rafael dei Santi Sangri Sani, il Causidico Tonio del Languido Casale, l’Assaggiatore ser Nuccio della Ventricina ed il Fantasma Primus Virorum ballavano e ridevano intorno alla Tavola Pentagonale del Divisum Imperium, mentre le plebi lavoravano, lavoravano, lavoravano, lavoravano, lavoravano ….

Larga la foglia, stretta la via, dite la vostra che io ho detto la mia.

L’Heremita dei Monti Selvaggi


 
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